Il castello di Soriano, edificio simbolo del paese, per volere del pontefice Niccolò III Orsini fu edificato tra il 1277 e il 1280 accanto alla torre precedentemente abitata dai signori di Soriano Guastapane e Pandolfi, ai quali Orso Orsini sottrasse il feudo.

Info: Comune di Soriano nel Cimino, piazza Umberto I n. 12, tel. 0761742235, fax 0761742252,
ProLoco di Soriano nel Cimino
Piazza Umberto, I
01038 – Soriano nel Cimino (VT) 
Tel/Fax 0761.746001   –   info@prolocosoriano.it
Agostino 334.7596098   Roberto 331.3651414   Fausto 340.3609305

Apertura Castello Domenica e festivi:
Mattina dalle 10:30 alle 13:00
Pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00

Storia

Il castello di Soriano, edificio simbolo del paese, per volere del pontefice Niccolò III Orsini fu edificato tra il 1277 e il 1280 accanto alla torre precedentemente abitata dai signori di Soriano Guastapane e Pandolfi, ai quali Orso Orsini sottrasse il feudo. I possedimenti rimasero in mano agli Orsini fino al XIV secolo quando vennero acquisiti da Urbano V.  Con Martino V la rocca passò ai Colonna, nel 1434 a Francesco Sforza e poco dopo a Giovanni Vitelleschi, che la tenne fino al 1440.
Successivamente Soriano fu sotto il diretto controllo della Santa Sede, rappresentato dai pontefici Eugenio IV, Niccolò V, Callisto III, Pio II, Paolo II, Sisto IV e Innocenzo VIII. Il governatorato passò ai Borgia e per essi allo spagnolo Didaco di Carvaial, ucciso dal conte Nardini feudatario di Vignanello per permettere ai vignanellesi di impossessarsi della rocca; essi tuttavia  furono sconfitti dagli abitanti di Soriano, che difesero coraggiosamente il castello. Per celebrare il gesto di fedeltà prestato al  papato, Innocenzo VIII, con bolla del 12 dicembre 1489, autorizzò i sorianesi ad inserire sullo stemma cittadino la parola “fidelitas”.
Con Alessandro VI nel 1492, la fortezza tornò agli Orsini e nel 1503 fu conquistata da Cesare Borgia. Sotto il pontificato di Giulio II della Rovere fu venduta a Giovanni Caraffa. Soriano fu poi proprietà di Cristoforo Madruzzo, che si dimostrò un ottimo mecenate per la città. Gli Altemps cedettero il marchesato agli Albani, quindi passò ai Chigi, i quali governarono il territorio fino 1852, quando cedettero i possedimenti alla Camera Apostolica, che li conservò fino al 1870. In questo periodo il castello, abbandonato dalla nobiltà, venne adibito a carcere, funzione che mantenne fino alla fine degli anni ’80.

Descrizione

Il castello, costruito in posizione dominante rispetto al paese, presenta la forma di un massiccio parallelepipedo addossato alla torre più antica e a questa collegato nella parte settentrionale tramite un muraglione delimitato da una torre cilindrica e a sud da un braccio minore. L’intera struttura è circondata da un cammino di ronda a merlature guelfe e spalti all’aperto e definita da una cinta muraria, anch’essa sormontata da merli. In epoca rinascimentale furono apportate diverse modifiche all’originario assetto medievale, mentre nel Settecento furono eseguiti lavori di conservazione e manutenzione.
Attraverso un grande portone piuttosto moderno si accede all’ingresso del castello caratterizzato da una scalinata chiusa da un parapetto che conduce all’interno della rocca, dove corridoi introducono il visitatore in un cortiletto dal quale, su un lato si accede alla torre e al corpo della fortezza e dall’altro, tramite un portale a bugnato, al perimetro delimitato dalle mura dove si apre un arco d’ingresso. Incastonati nelle pareti esterne della rocca, vi sono numerosi stemmi eseguiti in marmo bianco, riferibili alle nobili famiglie proprietarie della storica dimora. Una statua raffigurante la Vergine con il Bambino è posta sul lato esterno del castello, a protezione della rocca e di Soriano.
Proseguendo la visita, al termine della scalinata del cortiletto, si erge la torre, su cui si scorgono due lapidi e si apre un portale bugnato sormontato da uno stemma dedicato a Carlo Albani.    Entrati nella fortezza, attraversato un camminamento coperto, si giunge al cortile chiuso sulla sinistra da arcate a tutto sesto, sorrette da colonne sporgenti dalla parete. La prima arcata racchiude un piccolo atrio coperto da volta a crociera dipinta, che precede una delle sale più belle del castello, caratterizzata da un pilastro centrale e ricoperta da quattro volte a crociera.
Dal cortile, per mezzo di una scala seicentesca si giunge alla parte superiore del castello, trasformata in piano nobile per volere degli Albani. Un grande ambiente, chiuso da cancello in ferro, precede una cappella che conserva un altare cinquecentesco in peperino, con ornamenti a bassorilievo, proveniente dalla chiesa della SS. Trinità del Cimino; la mensa è sormontata da un prospetto architettonico architravato, percorso ai lati da lesene, racchiudente uno spazio rettangolare, nel quale è posta una statua della Vergine e una lunetta sormontata da rosoncini.
Un altro piccolo cortile veniva utilizzato per l’ora d’aria concessa ai carcerati.  Ampi saloni si aprono anche nei piani superiori caratterizzati da affreschi, dove la scritta “Dura lex, sed lex” allude ancora all’uso carcerario della fortezza. Una sala conserva un caminetto sormontato dal dipinto dello stemma Albani. Un’auletta con altare in marmo conserva una pittura raffigurante una Madonna con Bambino e soffitto affrescato. Tra una stanza e l’altra, certe utilizzate per mostre, si snodano lunghi corridoi. In alcuni ambienti è più evidente la struttura carceraria. Splendido il panorama che si apre alla vista del visitatore nella parte esterna del castello.    Va menzionata altresì la sezione della rocca caratterizzata dalla torre all’ingresso, su cui si sviluppa una galleria chiusa da grate di ferro, che conduce alle celle di massima sicurezza, consistenti in stanzette prive di luce.

Bibliografia
D’ARCANGELI V., Monumenti archeologici e artistici del territorio di Soriano nel Cimino e delle zone limitrofe, Soriano nel Cimino (Vt) 1967.
D’ARCANGELI V., Soriano nel Cimino nella storia e nell’arte, Viterbo 1981.
DAVID D., Soriano nel Cimino nella storia e nella leggenda, Soriano nel Cimino (Vt) 1947.
GIGLIOTTI S., Soriano nel Cimino, in “Tesori. Storia e leggende d’Italia”, anno 2, n. 6 (2005).
SANTOCCHI N., Un borgo arroccato attorno al castello, in “Faul” anno II 1990 n. 7, pp.26-31.
Soriano e la zona cimina: anno 1953-54, Guida turistico-commerciale, Soriano nel Cimino (Vt) 1953.
Soriano nel Cimino, a cura di Carivit S.p.a., autori D’ARCANGELI V., SANTOCCHI A., Viterbo 1993.
Soriano Turistica, a cura dell’Associazione “Pro-Soriano”, Soriano nel Cimino (Vt) 1970.
TARSETTI BARZELLOTTI M. A., Soriano nel Cimino, Bolsena (Vt) 1991.

Soriano nel Cimino | Castello Orsini

Autore:

Valentina Berneschi

Ubicazione:

Via della Rocca

Data:

XIII Secolo
Il castello di Soriano, edificio simbolo del paese, per volere del pontefice Niccolò III Orsini fu edificato tra il 1277 e il 1280 accanto alla torre precedentemente abitata dai signori di Soriano Guastapane e Pandolfi, ai quali Orso Orsini sottrasse il feudo.

Info: Comune di Soriano nel Cimino, piazza Umberto I n. 12, tel. 0761742235, fax 0761742252,
         ProLoco di Soriano nel Cimino
Piazza Umberto, I   
         01038 – Soriano nel Cimino (VT) 
Tel/Fax 0761.746001   –   info@prolocosoriano.it
         Agostino 334.7596098   Roberto 331.3651414   Fausto 340.3609305

Apertura Castello Domenica e festivi:
Mattina dalle 10:30 alle 13:00

         Pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00

CASTELLO ORSINI

LA STORIA

Il castello di Soriano, edificio simbolo del paese, per volere del pontefice Niccolò III Orsini fu edificato tra il 1277 e il 1280 accanto alla torre precedentemente abitata dai signori di Soriano Guastapane e Pandolfi, ai quali Orso Orsini sottrasse il feudo. I possedimenti rimasero in mano agli Orsini fino al XIV secolo quando vennero acquisiti da Urbano V. Con Martino V la rocca passò ai Colonna, nel 1434 a Francesco Sforza e poco dopo a Giovanni Vitelleschi, che la tenne fino al 1440.
Successivamente Soriano fu sotto il diretto controllo della Santa Sede, rappresentato dai pontefici Eugenio IV, Niccolò V, Callisto III, Pio II, Paolo II, Sisto IV e Innocenzo VIII. Il governatorato passò ai Borgia e per essi allo spagnolo Didaco di Carvaial, ucciso dal conte Nardini feudatario di Vignanello per permettere ai vignanellesi di impossessarsi della rocca; essi tuttavia furono sconfitti dagli abitanti di Soriano, che difesero coraggiosamente il castello. Per celebrare il gesto di fedeltà prestato al papato, Innocenzo VIII, con bolla del 12 dicembre 1489, autorizzò i sorianesi ad inserire sullo stemma cittadino la parola “fidelitas”.
Con Alessandro VI nel 1492, la fortezza tornò agli Orsini e nel 1503 fu conquistata da Cesare Borgia. Sotto il pontificato di Giulio II della Rovere fu venduta a Giovanni Caraffa. Soriano fu poi proprietà di Cristoforo Madruzzo, che si dimostrò un ottimo mecenate per la città. Gli Altemps cedettero il marchesato agli Albani, quindi passò ai Chigi, i quali governarono il territorio fino 1852, quando cedettero i possedimenti alla Camera Apostolica, che li conservò fino al 1870. In questo periodo il castello, abbandonato dalla nobiltà, venne adibito a carcere, funzione che mantenne fino alla fine degli anni ’80.

DESCRIZIONE

Il castello, costruito in posizione dominante rispetto al paese, presenta la forma di un massiccio parallelepipedo addossato alla torre più antica e a questa collegato nella parte settentrionale tramite un muraglione delimitato da una torre cilindrica e a sud da un braccio minore. L’intera struttura è circondata da un cammino di ronda a merlature guelfe e spalti all’aperto e definita da una cinta muraria, anch’essa sormontata da merli. In epoca rinascimentale furono apportate diverse modifiche all’originario assetto medievale, mentre nel Settecento furono eseguiti lavori di conservazione e manutenzione.
Attraverso un grande portone piuttosto moderno si accede all’ingresso del castello caratterizzato da una scalinata chiusa da un parapetto che conduce all’interno della rocca, dove corridoi introducono il visitatore in un cortiletto dal quale, su un lato si accede alla torre e al corpo della fortezza e dall’altro, tramite un portale a bugnato, al perimetro delimitato dalle mura dove si apre un arco d’ingresso. Incastonati nelle pareti esterne della rocca, vi sono numerosi stemmi eseguiti in marmo bianco, riferibili alle nobili famiglie proprietarie della storica dimora. Una statua raffigurante la Vergine con il Bambino è posta sul lato esterno del castello, a protezione della rocca e di Soriano.
Proseguendo la visita, al termine della scalinata del cortiletto, si erge la torre, su cui si scorgono due lapidi e si apre un portale bugnato sormontato da uno stemma dedicato a Carlo Albani. Entrati nella fortezza, attraversato un camminamento coperto, si giunge al cortile chiuso sulla sinistra da arcate a tutto sesto, sorrette da colonne sporgenti dalla parete. La prima arcata racchiude un piccolo atrio coperto da volta a crociera dipinta, che precede una delle sale più belle del castello, caratterizzata da un pilastro centrale e ricoperta da quattro volte a crociera.
Dal cortile, per mezzo di una scala seicentesca si giunge alla parte superiore del castello, trasformata in piano nobile per volere degli Albani. Un grande ambiente, chiuso da cancello in ferro, precede una cappella che conserva un altare cinquecentesco in peperino, con ornamenti a bassorilievo, proveniente dalla chiesa della SS. Trinità del Cimino; la mensa è sormontata da un prospetto architettonico architravato, percorso ai lati da lesene, racchiudente uno spazio rettangolare, nel quale è posta una statua della Vergine e una lunetta sormontata da rosoncini.
Un altro piccolo cortile veniva utilizzato per l’ora d’aria concessa ai carcerati. Ampi saloni si aprono anche nei piani superiori caratterizzati da affreschi, dove la scritta “Dura lex, sed lex” allude ancora all’uso carcerario della fortezza. Una sala conserva un caminetto sormontato dal dipinto dello stemma Albani. Un’auletta con altare in marmo conserva una pittura raffigurante una Madonna con Bambino e soffitto affrescato. Tra una stanza e l’altra, certe utilizzate per mostre, si snodano lunghi corridoi. In alcuni ambienti è più evidente la struttura carceraria. Splendido il panorama che si apre alla vista del visitatore nella parte esterna del castello. Va menzionata altresì la sezione della rocca caratterizzata dalla torre all’ingresso, su cui si sviluppa una galleria chiusa da grate di ferro, che conduce alle celle di massima sicurezza, consistenti in stanzette prive di luce.

BIBLIOGRAFIA

D’ARCANGELI V., Monumenti archeologici e artistici del territorio di Soriano nel Cimino e delle zone limitrofe, Soriano nel Cimino (Vt) 1967.
D’ARCANGELI V., Soriano nel Cimino nella storia e nell’arte, Viterbo 1981.
DAVID D., Soriano nel Cimino nella storia e nella leggenda, Soriano nel Cimino (Vt) 1947.
GIGLIOTTI S., Soriano nel Cimino, in “Tesori. Storia e leggende d’Italia”, anno 2, n. 6 (2005).
SANTOCCHI N., Un borgo arroccato attorno al castello, in “Faul” anno II 1990 n. 7, pp.26-31.
Soriano e la zona cimina: anno 1953-54, Guida turistico-commerciale, Soriano nel Cimino (Vt) 1953.
Soriano nel Cimino, a cura di Carivit S.p.a., autori D’ARCANGELI V., SANTOCCHI A., Viterbo 1993.
Soriano Turistica, a cura dell’Associazione “Pro-Soriano”, Soriano nel Cimino (Vt) 1970.
TARSETTI BARZELLOTTI M. A., Soriano nel Cimino, Bolsena (Vt) 1991.